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Il Consorzio ieri

Stampa  Scritto da Administrator    Mercoledì 11 Ottobre 2006 06:19

“..  terra monferrina patriottica ed eroica nei suoi soldati, laboriosa e disciplinata nelle sue popolazioni  ma sitibonda" 

Con questa frase nel 1928, il Generale Cavallero, Sottosegretario alla guerra del governo Mussolini, rese nota la difficile situazione idrica in cui versava il territorio Monferrino. 

Il principale rifornimento idrico del monferrato era rappresentato dall’acqua piovana, convogliata per lo più in cisterne di tufo, di deplorevoli condizioni igieniche; queste acque divenivano maleodoranti ed inquinate, favorendo l’infezione tifica, fino a casi mortali specie nell’infanzia.

Il problema della carenza idrica ha sempre destato preoccupazione fra gli amministratori locali, tanto che la Società Acque Potabili che aveva costruito e gestiva gli impianti idrici della città di Torino, sensibilizzata dalle esigenze monferrine, nel primo decennio del '900 incominciò ad eseguire indagini e studi sulla

Dopo ripetute ispezioni fu individuata l’area su cui indirizzare le ricerche ove estrarre l’acqua e la scelta cadde sul bassopiano alluvionale della Dora Baltea poco a monte del suo sbocco nel Po ove trovansi le tenute Giarrea e Allegria.

Sul finire del 1913 furono intrapresi gli esperimenti, con risultati eccellenti sia per la quantità che per la qualità dell’acqua .

Nei primi mesi del 1916 già si delineava la struttura tecnica dell’impianto, che sarà poi ripresa nel progetto definitivo, ma la guerra obbligò a soprassedere e dopo la fine di questa, l’enorme aumento dei costi dei materiali e della mano d’opera aggravò oltre modo l’aspetto economico, minacciando di pregiudicare irrimediabilmente l’esecuzione dell’opera.

Nel 1928 l'Autorità Militare aveva predisposto lo svolgimento di Grandi Manovre da svolgersi nel Monferrato ed il Generale Cavallero, Sottosegretario alla  guerra, Casalese e Monferrino, colse l’opportunità di far conoscere a Mussolini, Capo del Governo, le reali condizioni della terra monferrina “patriottica ed eroica nei suoi soldati, laboriosa e disciplinata nelle sue popolazioni, ma sitibonda”. Mussolini partecipò con una fugace visita, alle manovre, soggiornando nel castello di Camino ed in quell’occasione venne sensibilizzato sul grave problema idrico, tanto che il 28 agosto 1928, al momento di congedarsi, sulla piazza di Camino, nel suo discorso d’obbligo alla folla convenuta, affermò: “...La popolazione rurale del Monferrato ha bisogno dell’acquedotto; la popolazione del Monferrato merita sia fatto il necessario affinchè questo suo essenziale bisogno possa essere soddisfatto. E questo necessario si farà!”.

La promessa dunque era stata strappata.

Il progetto assumeva una sua definizione tecnico-economica ed il 12 ottobre 1929 la Società Acque Potabili di Torino presentava la “Proposta per la costruzione e l’esercizio dell’acquedotto del Monferrato"

L'approvazione definitiva venne effettuata con il Regio Decreto Legge n. 1345 del 28 agosto 1930 il quale venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 in data 6 ottobre 1930 con decorrenza immediata. In tale Decreto è previsto:

La costituzione obbligatoria del CONSORZIO DEI COMUNI per l'ACQUEDOTTO del MONFERRATO.

  • I lavori di costruzione dell’acquedotto stesso
  • La Società Acquedotto Monferrato assume l’esercizio e la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’Acquedotto, ivi comprese le reti di distribuzione interna nei singoli comuni consorziati, per la durata di 60 anni
  • Al termine di anni 60 dalla data del collaudo delle opere, la Società consegnerà al Consorzio l’acquedotto,  in piena funzionalità, senza alcun corrispettivo da parte del Consorzio

A Camino, la domenica 9 novembre 1930 avveniva la cerimonia di inizio dei lavori ; quel giorno la piazza era pavesata di tricolori e degli emblemi del regime ed era gremita di folla convenuta dai paesi vicini e lontani. Erano presenti i podestà dei Comuni del Consorzio, oltre a moltissime autorità politiche.

Il vescovo Mons.Pella impartisce la benedizione ai presenti e alle opere e quindi la Contessa Olga Cavallero Grillo, gentile madrina della cerimonia, scioglie i nastri che simbolicamente adornano il tubo “eternit” il quale viene immesso nella trincea scavata in precedenza.

L’esecuzione dell’opera fu suddivisa in cinque zone, ciascuna delle quali faceva capo ad un geometra-capo cantiere, con l’assistenza e la supervisione di alcuni ingegneri, coadiuvati da numerosi assistenti. Furono impiegati oltre 1000 uomini.

Gli scavi erano eseguiti a mano, con picco e pala, spesso affidati a cottimo. La paga dell’operaio era di Lire/ora 2,15 mentre quella del manovale era di Lire/ora 1,95. il trasporto del materiale era effettuato con carri o slitte trainate da buoi. Il materiale per la costruzione del serbatoio di Monte Croce fu trasportato in sito con l’impianto di una teleferica per superare l’ultimo tratto eccezionalmente impervio.

A fine giugno del 1932 la parte principale dell’acquedotto era completata ed era in grado di servire una decina di comuni.

Il 25 ottobre 1932 a Verrua Savoia, in mattinata presso la Centrale Principale di sollevamento, venne fatta la solenne inaugurazione dell’impianto. AL segnale convenuto, aperta la saracinesca di un idrante, sulla rocca di Verrua Savoia una imponente colonna d’acqua si innalzò ad oltre 50 metri d’altezza, fra l’entusiasmo generale.

 

 

 

 

25 Ottobre 1932
Inaugurazione dell'impianto
Getto d'acqua alla Rocca di Verrua Savoia

 

Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Settembre 2011 15:01